Sei apparsa come la neve di primavera
e la pelle riporta l'odore del muschio
dopo la pioggia d'estate,
l'amore o la sofferenza,
lo spasimo o l'incanto nelle occasioni
di un tempo immutevole ove fiorisce
persino quel sentimento che non piace al cielo.
Mi stringi forte la mano,
strana infermiera del piacere,
e le nostre dita coprono i nostri anni,
il nostro coraggio di vivere,
la nostra attesa di una reale e
dipinta solitudine.
Sei apparsa come la neve di primavera
e le tue movenze leggere
riannunciano l'altro mistero buffo
della fantasia,
quando il mio strano ed antico amore
si scioglie sul tuo seno nudo
che danza,
danza e di nuovo scompare
dietro la porta del sogno e
del vuoto.
Ritorniamo indietro nel tempo!
La mia finzione è la tua
ed ammanta l'argento dei capelli,
il pallore dei volti,
gli spasimi degli amanti infedeli,
le carezze svogliate
di un bacio, purtroppo, svenduto.
Sogna, anima mia incantata!
Sogna!
Anche noi sogniamo,
nell'ovattata ed incolore parete
d'albergo,
nel mondo che ruota piangendo,
nella pietosa promessa di una
luce di sera,
nell'ottusa ricerca di
quello che non siamo mai stati.